14# Soledad: tra cielo e deserto

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Corso di Teoria della letteratura – Università di Padova

 Lezione XIV –  31 ottobre 2000

 

Argomento

Sempre sulla Pastora Marcela, sul suo far dipendere la propria libertà dalla propria costituzione ontologica. In tal senso  la libertà coincide con la nascita di Marcela, e da qui il suo refrain “io sono nata libera”. Come per Nietzsche (e per il Totò di Signori si nasce), anche per Marcela l’aristocrazia è meno un diritto acquisito che l’atto di reggere senza vergogna l’evidenza delle proprie passioni.

Segue una riflessione sulla solitudine, come motivo nella pittura sacra spagnola del ‘600: è lo spunto per leggere il sonetto Amor constante mas…. di Quevedo, dove il poeta esprime la solitudine data da un’estrema fedeltà a se stessi.

Le ultime parole di Marcela tracciano la distanza dal tragico classico – per cui come nel mito dell’Aiace di Sofocle il soggetto indipendente da ciò che lo fa consistere – si chiama fuori dai giochi dell’amore e dell’odio, in una torsione mistica, e se ne va senza aspettare risposta.

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